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Le fonti

Le fonti sono i più importanti “attrezzi”  di lavoro dello storico e costituiscono la solida base su cui appoggia la ricostruzione degli avvenimenti del passato. In una “Officina dello storico” come la nostra, questi strumenti di lavoro assumono una valenza del tutto particolare.

Gli Enti che hanno dato vita a questo progetto possiedono archivi ricchi di testimonianze storiche, accumulatesi, dal Medioevo ad oggi, nello svolgimento dell’attività benefica che li ha caratterizzati. Non si tratta solo di documenti cartacei (contratti d'affitto o di vendita, testamenti, carteggi, relazioni), di pergamene – anche se uno dei momenti più coinvolgenti dei nostri laboratori nella sede di Milano è rappresentato dall’incontro ravvicinato con una pergamena di otto metri, dispiegata in tutta la sua lunghezza – insomma di quelle ”carte scritte” che ci immaginiamo possano stare alle spalle dei testi di storia e sono identificate dalla comune accezione di fonte.


Una pergamena utilizzata durante le visite in archivio di L'Officina dello storico, su Flickr

L’Officina dello storico mette a disposizione degli studenti un ricchissimo patrimonio culturale costituito da diverse di tipologie di fonti che comprendono anche fotografie d'epoca, dipinti e sculture, codici miniati, libri e giornali, cartografie e rilievi tecnici, beni artistici e architettonici, testimonianze orali, oggetti d’uso comune come le tessere per la distribuzione gratuita del pane, strumentazione scientifica. In particolare a Bergamo è possibile risalire alle proprietà della Fondazione MIA e alla ricostruzione di parti del territorio provinciale attraverso mappe anche di grande estensione e cabrei ricchi di informazioni visive.
La sede stessa dell'ASP Golgi Redaelli  - il palazzo Archinto di via Olmetto - è ad esempio una fonte preziosissima per comprendere la storia della beneficenza milanese: dalla metà dell'Ottocento ospita l'amministrazione dei Luoghi Pii Elemosinieri e, nonostante i danni subiti dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, racconta nelle sue sale e nei cortili storie di benefattori e assistiti, disegna vicende significative della vita di Milano, rivela aspetti inconsueti dell'assistenza ai bisognosi. Lo stesso vale per gli edifici storici delle proprietà rurali dell'Ente, testimonianze uniche della storia agraria della pianura lombarda.


L'ingresso attuale di palazzo Archinto di L'Officina dello storico, su Flickr

Anche a Bergamo la Fondazione MIA, oltre a mettere a disposizione i propri archivi, offre la possibilità di visionare fonti di carattere storico-artistico, quali in particolare la chiesa di Santa Maria Maggiore con le sue inestimabili opere (affreschi, quadri, sculture, arazzi e tarsie), una basilica che affidata alla MIA dal 1479 ha segnato la storia della città; così come la Domus Magna, da metà del 1400 sede storica del Consorzio della Misericordia Maggiore e attualmente del Museo donizettiano e della Biblioteca musicale. La stessa Civica Biblioteca A. Mai dove è depositato l’archivio storico della MIA è un edificio di grande pregio di  fine Cinquecento - inizio Seicento, costruito su disegno di Vincenzo Scamozzi, allievo di Palladio.

Fonti preziosissime sono ancora le foto d'epoca, scattate non solo per documentare il patrimonio immobiliare, ma ad esempio, per testimoniare la vita quotidiana all'interno degli Istituti amministrati dagli enti benefici, la storia del costume, dell'alimentazione, l'istruzione, l'avviamento al lavoro...


Donne al lavoro presso il Ricovero di mendicità, inizi Novecento di L'Officina dello storico, su Flickr

Ogni fonte selezionata per i laboratori, ogni “documento”- inteso quindi nella sua più ampia accezione -  viene osservato in originale, letto (e l’impresa non è a volte così semplice come potrebbe apparire), indagato con gli strumenti propri di discipline diverse (storia, storia dell'arte, geografia, toponomastica, cartografia, demografia, storia religiosa, storia sociale etc.), interrogato sotto la guida dei nostri operatori, stimolando l’approccio interdisciplinare e la riflessione critica sull’utilizzo delle fonti storiche.

Il contatto diretto con le fonti riproduce l'attività dello storico che ricerca i documenti, li analizza con specifici strumenti d'indagine, avanza delle ipotesi che verifica sulla base della documentazione disponibile e perviene al risultato finale attraverso il confronto e l'interpretazione delle fonti a sua disposizione.

 

 

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