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Non solo uomini! Rosa Storti, una visitatrice nei Ricoveri notturni

“È necessario mutare la forma antiquata della carità che soccorre il bisognoso quando questo ha raggiunto il massimo della miseria, e convertirla in assistenza che prevenga il cadere dell’uomo in quella condizione che gli toglie qualsiasi energia e facoltà di reazione e lo conduce a diventare per la società, oltre che di un bisognoso, un debole di fronte alla morbilità, una specie di cronico morale che darà vita a degenerati, ai quali la società dovrà ancora provvedere”  Ersilia Majno
 

argomento

Nel novembre del 1903, quando in via Manfredo Fanti a Milano fu aperto un nuovo Ricovero gratuito notturno, l'Unione femminile, su invito del Presidente del Comitato del Ricovero, vi inviò come propria delegata Rosa Storti.
"Piccola e pallida, sempre vestita di nero, con soavi capelli quasi bianchi divisi in bande lisce […]", due o tre sere la settimana si recava da sola nel Ricovero, una vera e propria "bolgia", a dare conforto ma anche aiuti concreti a donne, bambini, famiglie intere: sussidi per gli affitti, scuola per i bambini, ricoveri specifici per ragazze sulla via della perdizione, per anziani, ciechi, grazie al coordinamento degli Istituti di Beneficenza attivato dagli Uffici di Indicazione e Assistenza dell’Unione femminile.

         
          Stralcio di un articolo pubblicato nel Corriere della Sera (anno XXXI, 33)

Il Ricovero, aperto dalle 19 alle 21 per l’accettazione serale e alle 7 del mattino per l’uscita, comprendeva due camere per il corpo di guardia e per i custodi e cinque cameroni per i ricoverati: due per i maschi, forniti solo di tavolacci, due per le donne e uno per madri con bambini che giacevano su brande prive di lenzuoli.
Una struttura, questa, che poteva ospitare 350 persone al giorno ma che nel 1905 raggiunse la media giornaliera di 434.
Nel 1905, infatti, venne chiusa e fu aperto un altro Ricovero più grande e moderno in via Cesare Balbo.

In una Milano che si espande, epicentro dell’immigrazione interna, brulicante di senza tetto, il Ricovero di via Manfredo Fanti diventa osservatorio privilegiato per un’analisi statistica del pauperismo: nel 1904 su 29321 ospiti, di cui 84,44% maschi e il 15, 56% femmine, il 14,22% è nato a Milano, il 43,49% proviene dalle altre province d’Italia e l’8,62% dall’estero. Le donne, inferiori di numero agli uomini, passano, però, più notti nel Ricovero rispetto agli uomini (una notte o una settimana) e vi restano da 1 mese a un anno intero.

Chi sono queste donne e questi uomini? Le donne sono domestiche, casalinghe, sarte, venditrici ambulanti; gli uomini sono manovali, facchini, ragazzi, tutti senza un lavoro stabile.
Di fronte a tanta miseria l’Unione si chiede fino a che punto siano utili i ricoveri se non sono accompagnati da un’azione pratica di sostegno a trovare lavoro, una casa, un’istruzione per i bambini, realizzabile solo con un coordinamento di tutti gli istituti. La semplice ospitalità, sostengono le unioniste, in una condizione di promiscuità sessuale può degenerare gli animi, portare all’apatia e alla depravazione.
Fino a che punto sia giusto che i Ricoveri siano gestiti solo da uomini, quando la presenza di donne e bambini richiede sensibilità, un’attenzione fatta anche di ascolto, capacità di relazione, di immediato intervento, e se non sia più opportuno nominare anche delle delegate come Rosa Storti che ha svolto un proficuo lavoro di accoglienza.
Ma questa voce dell’Unione, utile oggi anche a noi che lasciamo gli immigrati dei centri di accoglienza nell’ozio forzato, non viene accolta dal Comitato dei ricoveri notturni che non nominerà come propria delegata Rosa Storti, né il Comune di Milano si preoccuperà del Coordinamento degli Istituti di Beneficenza.
    
         

 

ambito cronologico 

Primo quarto del XX secolo


tipologia delle fonti

-    opuscoli,
-    documenti dattiloscritti e manoscritti (verbali del Comitato Ricoveri Notturni),
-    documenti a stampa,
-    registri dei verbali.


esempi di attività di laboratorio

Il laboratorio intende, attraverso la lettura e l’analisi della documentazione, avvicinare gli studenti alla metodologia della ricerca storica, fornendo loro competenze proprie dell’attività dello storico: selezione delle informazioni, contestualizzazione e interpretazione delle fonti.
Lo studente potrà così acquisire strumenti per la conoscenza del fenomeno dei senza tetto nella Milano dei primi del Novecento.
Il laboratorio, nel confronto con i documenti del secolo scorso, si propone di sollecitare una riflessione sulla condizione attuale degli immigrati e sulle recenti politiche di accoglienza.

 

consigliato per 
Le classi di scuola secondaria di primo e secondo grado.


referenti per questo percorso tematico
Concetta Brigadeci, Donata Diamanti (Unione Femminile Nazionale)

referenti per la progettazione didattica
a cura di IRIS

 

 

Anno scolastico: 

 

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