Tu sei qui

I percorsi tematici della sede di Bergamo

Il laboratorio consente una scelta tra numerosi percorsi tematici diversi, con differenti proposte di approfondimento, adeguate al livello scolastico delle classi coinvolte, dalle scuole primarie alle scuole secondarie di secondo grado.

Le piste di ricerca spaziano dall’età moderna agli inizi del Novecento e sono riconducibili ai seguenti grandi nuclei tematici interdisciplinari:

  • storia della cultura e della società a Bergamo dall’età medievale ad oggi: da istituti e opere di cultura  ad istituti e opere di carità e assistenza nella storia della MIA in rapporto con la storia della città.
  • storia per biografie : il contributo di nobili, borghesi, professionisti e filantropi alla storia bergamasca e lombarda in età moderna e contemporanea (secc. XVII-XX)
  • memoria del paesaggio e le trasformazioni del territorio tra i secoli XVII-XX attraverso la documentazione storica e i materiali iconografici prodotti per la gestione del patrimonio rurale.

storia della cultura e della società a Bergamo dall’età medievale ad oggi

  • “Carta, penna, calamaio” laboratorio per la scuola primaria

    Perché si impara a scrivere? perché l’uomo ha sempre cercato di lasciare dei segni di quello che faceva e di quello che pensava? e poi come ci riusciva? quali strumenti utilizzava? Quando viveva -senza biro né quaderni- tra la terra, le pietre e gli alberi che cosa si è inventato per annotare fatti, fare conti, registrare avvenimenti importanti da ricordare? Non propriamente un percorso, ma un vero laboratorio in cui i bambini vedono, costruiscono e provano a fare segni su supporti, dalla pietra alla carta, man mano utilizzati dall’uomo nel corso della storia della scrittura.

  • “Con quanta carità et amore”. La povertà e la MIA ai tempi delle grandi carestie tra Cinquecento e Seicento.

    Chi si occupava dei poveri, specie quando nei periodi di gravi carestie il numero aumentava fino a diventare non solo straziante per lo spettacolo tristissimo di visi emaciati, corpi macilenti, ma anche pericoloso per le rivolte e gli assalti che mettevano a rischio la stabilità sociale? La MIA, quale ente nato con il proposito di aiutare i bisognosi, ebbe un ruolo fondamentale nella storia della carità di Bergamo. Un’occasione per riflettere sui meccanismi complessi delle crisi economiche, sulle differenze sociali, sul ruolo della beneficenza pubblica e privata, anche personale, nel contributo all’aiuto ai bisognosi. Nel passato come nel presente.

  • “Cadette in Bergamo cose straordinari”. Dalla repubblica Veneta a Napoleone: vincitori e vinti, paure, sogni e segni di cambiamento

    Come si annunciavano le notizie quando non c’erano la televisione o internet? Nel 1797, ai tempi della Rivoluzione e dell’arrivo delle truppe napoleoniche a Bergamo, Michele Bigoni è il campanaro della città: uno spettatore privilegiato con un posto in prima fila sul Campanone. Dall’alto del suo punto di osservazione non solo suona le campane per annunciare gli avvenimenti straordinari, ma ne fa una precisa cronaca. Nel suo diario testimonia un vero e proprio sconvolgimento: le feste in piazza, il rogo delle parrucche dei nobili, l’albero della libertà che non solo cambiarono il volto della società e del potere, ma istituirono anche nuovi simboli e nuove immagini per rappresentarlo.

  • "La congiura” degli studenti all’interno della Accademia della MIA nella Bergamo del ‘600

    Prima del fatidico ‘68, o meglio ai tempi dei nostri antenati, gli studenti erano davvero più disciplinati e studiosi? Siete curiosi di sapere e di far sapere ai vostri alunni di oggi come era la scuola nella ormai lontanissima età moderna, come vivevano gli studenti e, se si ribellavano, come e soprattutto perché lo facevano? I documenti di questo percorso offrono uno spaccato della vita scolastica del ‘600, in particolare della seconda Accademia (1616-1630) di Bergamo fondata e gestita dalla MIA, e la possibilità di confrontarla con la vita scolastica odierna. Da far riflettere studenti e anche voi…docenti.

  • “…e noi siamo galantuomini…” Faide e criminalità “nobile” nella Bergamo veneziana tra il XVI e il XVII secolo.

    “ …e noi siam galantuomini” dicono con faccia sorniona i bravi a don Abbondio. Una storia tutta inventata quella di Renzo e Lucia? Non completamente. Sembra infatti che Alessandro Manzoni si sia avvalso di una torbida vicenda avvenuta dalle parti di Vicenza, emersa da atti processuali d’archivio finiti ad un certo punto da Venezia a Milano, e, adattandola, abbia tratto la trama del suo capolavoro. Anche nel bergamasco, ai tempi del dominio della Serenissima, i nobili spadroneggiavano e infilzavano di spada personalmente, o facevano archibugiare dai loro bravi, rivali di altrui ma anche della propria famiglia. Un percorso dunque un po’ truculento tra omicidi privati e torture pubbliche a delineare un periodo tra la metà del ‘500 e la metà del ‘600 in cui in Italia i cavalieri in crisi di identità non se la prendevano con i mulini a vento ma con chiunque li ostacolasse

  • Ci provo anch’io! Oggi come ieri arte da difendere e diffondere. La memoria della Grande Guerra nei provvedimenti a difesa del patrimonio bergamasco.

    Conoscere e salvaguardare l’immenso patrimonio storico-artistico del nostro paese. Questa è la lezione che incredibilmente proviene dalla Grande Guerra quando la potenza distruttiva delle nuove armi via terra, via mare, ma anche via cielo minacciava non solo gli eserciti al fronte ma le stesse città con la loro storia e le loro bellezze artistiche. Un aspetto poco studiato: in Italia migliaia e migliaia di opere d’arte messe in sicurezza in loco, se non rimovibili, o trasportate in luoghi sicuri.

la memoria del paesaggio e le trasformazioni del territorio tra i secoli XVII-XX

  • Alla scoperta della Valle d’Astino e del monastero vallombrosano

    Che storia, o meglio, quali storie si celano dietro alle mura centenarie del monastero di Astino?
    A poca distanza dal centro storico di Bergamo, ma calato in una valle non oggetto di edificazione, il complesso monumentale di Astino, per gran parte della sua esistenza monastero, è stato poi adibito anche a manicomio e azienda agricola, ma senza perdere mai lo stretto legame consolidato fin dalle sue origini con la città di Bergamo. Attraverso le tracce ancora visibili sui suoi muri e nelle strutture, è possibile seguire le sue trasformazioni architettoniche, dalle origini al momento di massimo splendore, fino al periodo di abbandono e la successiva rinascita.

  • La gestione della grande proprietà fondiaria della MIA in Comun Nuovo agli inizi del Novecento

    Un percorso che consente, oltre allo studio del territorio e delle modalità di sfruttamento da parte dell’uomo, un confronto con la durezza della vita contadina agli inizi del secolo scorso. Non solo quindi la possibilità di studiare mappe, terreni e colture ma anche di ricostruirne le proprietà e le modalità di gestione. E ancora di più di immaginare i visi segnati dalla fame e dalle malattie (è il periodo della pellagra endemica) e le mani callose che impugnano zappe e forche, ma sanno a mala pena tenere la penna in mano. Ma è anche l’inizio di un cambiamento : la nascita delle prime società dei contadini ad opera di sacerdoti sensibili alla questione sociale.

  • “Cerca la tua roggia”. La rete delle acque nella pianura bergamasca e il caso della roggia Morla di Comun Nuovo da Bergamo a Spirano

    Proviamo a tornare indietro almeno prima dell’industrializzazione: campagna e cascine sparse, boschi e paesi di piccole dimensioni e ben distanziati tra loro, strade per lo più sterrate e una ben evidenziata fitta rete di rogge che distribuiscono l’acqua dai fiumi ai campi o al contrario ne canalizzano l’eccedenza. Un lavoro per il quale l’uomo si è adoperato anche nella bergamasca fin dalla antichità, ma di cui rimangono soprattutto in città alcuni brevissimi tratti per lo più inquinati che compaiono e scompaiono nascosti da strade e costruzioni. Attraverso i documenti di questo percorso sarà possibile visualizzare nel passato una parte della provincia, evidenziarne la rete di distribuzione delle acque, il suo utilizzo, per poi confrontarlo con l’oggi.

la storia per biografie

  • La nobildonna Flaminia De Vecchi Carrara Beroa (1792-1843) generosa benefattrice

    Qui si parla di generosità. Siamo nel cuore dell’attività della MIA. Quella per cui era stata fondata nel 1265: aiutare gli altri. E di cuore doveva averne tanto Flaminia sia quando era in vita -caratterizzata da un’ avveduta prodigalità verso i bisognosi- sia dopo la morte quando, in forma di legati, sostiene enti di beneficenza e privati cittadini. Non facile discorso oggi quello sulla carità ma certamente di grande attualità tra il senso di fastidio e le richieste pressanti di una nuova povertà.

 

Accesso utenti già registrati