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la memoria del paesaggio e le trasformazioni del territorio tra i secoli XVII-XX

Alla scoperta della Valle d’Astino e del monastero vallombrosano

Che storia, o meglio, quali storie si celano dietro alle mura centenarie del monastero di Astino?
A poca distanza dal centro storico di Bergamo, ma calato in una valle non oggetto di edificazione, il complesso monumentale di Astino, per gran parte della sua esistenza monastero, è stato poi adibito anche a manicomio e azienda agricola, ma senza perdere mai lo stretto legame consolidato fin dalle sue origini con la città di Bergamo. Attraverso le tracce ancora visibili sui suoi muri e nelle strutture, è possibile seguire le sue trasformazioni architettoniche, dalle origini al momento di massimo splendore, fino al periodo di abbandono e la successiva rinascita.

“Cerca la tua roggia”. La rete delle acque nella pianura bergamasca e il caso della roggia Morla di Comun Nuovo da Bergamo a Spirano

Proviamo a tornare indietro almeno prima dell’industrializzazione: campagna e cascine sparse, boschi e paesi di piccole dimensioni e ben distanziati tra loro, strade per lo più sterrate e una ben evidenziata fitta rete di rogge che distribuiscono l’acqua dai fiumi ai campi o al contrario ne canalizzano l’eccedenza. Un lavoro per il quale l’uomo si è adoperato anche nella bergamasca fin dalla antichità, ma di cui rimangono soprattutto in città alcuni brevissimi tratti per lo più inquinati che compaiono e scompaiono nascosti da strade e costruzioni. Attraverso i documenti di questo percorso sarà possibile visualizzare nel passato una parte della provincia, evidenziarne la rete di distribuzione delle acque, il suo utilizzo, per poi confrontarlo con l’oggi.

La gestione della grande proprietà fondiaria della MIA in Comun Nuovo agli inizi del Novecento

Un percorso che consente, oltre allo studio del territorio e delle modalità di sfruttamento da parte dell’uomo, un confronto con la durezza della vita contadina agli inizi del secolo scorso. Non solo quindi la possibilità di studiare mappe, terreni e colture ma anche di ricostruirne le proprietà e le modalità di gestione. E ancora di più di immaginare i visi segnati dalla fame e dalle malattie (è il periodo della pellagra endemica) e le mani callose che impugnano zappe e forche, ma sanno a mala pena tenere la penna in mano. Ma è anche l’inizio di un cambiamento : la nascita delle prime società dei contadini ad opera di sacerdoti sensibili alla questione sociale.

 

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