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Marina Medi, Che ne fu dei Mille che fecero l’impresa? Storia dell’Italia dopo l’Unità attraverso i differenti destini di alcuni dei suoi protagonisti

Questo percorso si propone di studiare alcuni dei principali problemi che l’Italia dovette affrontare negli anni successivi alla sua unificazione a partire dalle vicende di alcuni garibaldini che parteciparono all’impresa dei Mille.
Gli uomini che riuscirono a conquistare il Regno delle Due Sicilie avevano condiviso i mesi di quell’avventura esaltante e fortunata, ma poi, negli anni seguenti, i loro percorsi di vita si differenziarono. Così le loro biografie, nella loro varietà, ci permettono di cogliere alcune delle problematiche dell’Italia unita, dato che alle vicende del tempo essi diedero contributi differenti, più o meno grandi, più o meno noti.
Uno degli obiettivi che questo percorso si propone, infatti, è quello di ricordare che la storia è fatta da uomini e donne concreti, con i loro bisogni, i loro ideali, i loro progetti, anche se alcuni di essi hanno potuto agire da protagonisti, altri solo da pedine o da vittime.

Altri obiettivi del percorso sono:

motivare gli studenti allo studio di un periodo storico attraverso l’incontro con personaggi reali e le loro problematiche e grazie ad un approccio attivo per temi e problemi;
sviluppare competenze chiave di cittadinanza e competenze disciplinari specifiche, tra cui, in particolare,
utilizzare fonti primarie e secondarie per ricavare informazioni, individuare problematiche, fare ipotesi di spiegazione e verificarle, contestualizzandole storicamente.

Il percorso utilizza fonti di vario tipo, che vengono fornite in allegato. Sono fonti di archivio, in particolare lettere e fotografie, brani tratti dalla memorialistica o dalla sua rielaborazione narrativa, testi storiografici, informazioni su fatti e personaggi.
Chi avesse la possibilità di visitare l’archivio dell’ASP Golgi Redaelli, potrebbe realizzare il primo punto di questo percorso prendendo visione del carteggio Lavarello-Loria nella sua versione originale e completa invece che delle parti che qui vengono riprodotte.

Il percorso è articolato in quattro tappe indipendenti, ma collegate tra loro in una sequenza logica.
Per ciascuna vengono forniti una traccia di lavoro e alcuni materiali in allegato che gli studenti potranno utilizzare individualmente o a gruppi. I testi qui riportati non danno tutte le risposte ai problemi storiografici che pongono. Sono infatti intesi come strumenti motivanti per far partire sui vari temi emersi un’attività di ricerca da realizzare sul manuale, su altri testi e su siti Internet di qualità.
I risultati del lavoro dovranno essere raccolti in un prodotto di sintesi, possibilmente utilizzando le nuove tecnologie.

Il percorso

1. Il carteggio Lavarello-Loria (All.1)

Tra il novembre 1872 e il novembre 1873 tra il capitano livornese Francesco Lavarello (All. 2) e il commerciante Prospero Moisè Loria (All. 3) si svolse un carteggio, oggi depositato nell’archivio dell’ASP Golgi Redaelli di Milano (http://www.golgiredaelli.it). In esso Lavarello, reduce garibaldino in condizioni di indigenza, chiede all’amico Loria di aiutarlo a ottenere il giusto riconoscimento economico per le azioni compiute. Infatti egli aveva partecipato alla seconda spedizione in Sicilia del 1860 (All. 4), era rimasto ferito, ma non aveva ricevuto nessuna ricompensa per il suo operato.
Il percorso parte da questo carteggio che può servire come testo motivante per l’approfondimento storico di quel periodo. Infatti dovrebbe stimolare gli studenti a porre alcune domande che riguardano l’impresa dei Mille e le tensioni che ne seguirono.
Alcune di queste domande dovrebbero essere:

chi erano e quanti erano i garibaldini?
alla fine ebbero un riconoscimento economico o di altro genere? Chi lo decise?
perché invece Lavarello no? perché pensa di averne diritto?

Altri possibili approfondimenti
In seguito alla lettura del carteggio, alcuni studenti potrebbero risultare interessati ad altri temi, che si allontanano dal percorso che proponiamo, ma che possono essere svolti come approfondimenti personali, ricercando informazioni in altra sede, per esempio:
1) L’italiano in cui scrive Lavarello non è sempre corretto, a differenza di quello di Loria. Invece le due grafie si assomigliano molto. Quanto era estesa l’alfabetizzazione in Italia in quegli anni? Come si insegnava a scrivere? Con quali strumenti si scriveva? Su quale tipo di carta?
2) Lavarello fa menzione di un reclusorio dei poveri di Livorno, in cui sarà costretto ad andare se non riceverà aiuto. A che cosa si riferisce? Esisteva allora un’assistenza medica e sociale per le persone in difficoltà economica? Qual era il ruolo della beneficenza?
3) Perché il carteggio Lavarello-Loria si trova nell’archivio dell’ASP Golgi Redaelli? Il carteggio è stato lasciato all’ente da Loria, come prova il fatto che le lettere di Lavarello sono originali, mentre quelle scritte da Loria (o dal suo segretario?) sono minute su carta velina. Qual era la funzione dell’ASP Golgi Redaelli allora e oggi?

2. Chi erano e quanti erano i Mille

Il secondo passo di questo percorso prova a dare una risposta alla domanda su chi e quanti fossero i garibaldini che andarono a conquistare il Regno delle Due Sicilie, in modo da capire quale ruolo vi svolse Lavarello.
I Mille che partirono da Quarto il 5 maggio 1860 erano 1089, come fu riconosciuto nel 1864 da una Commissione del Ministero della guerra, creata apposta per definire chi erano stati i reali protagonisti dell’azione.
L’analisi delle loro provenienze regionali o nazionali e delle loro professioni (All. 5 e All. 6) può dare un’idea di chi costituiva la militanza democratica dei patrioti risorgimentali e delle loro motivazioni.
Tra i 1089 ufficialmente riconosciuti non figura Lavarello, che infatti si aggregò ai garibaldini con la successiva spedizione Agnetta. Ai primi mille, infatti, si unirono altri volontari. Il succedersi delle spedizioni successive (All. 7) può servire per far seguire agli studenti il percorso di Garibaldi da Marsala a Napoli e specialmente per porsi domande indispensabili per comprendere questa conquista, decisiva per l’unificazione nazionale:
- che cosa permise ai garibaldini, che all’inizio erano veramente un piccolissimo gruppo, di conquistare uno stato vasto, popoloso e non meno sviluppato di quelli dell’Italia centro-settentrionale?
- che cosa portò migliaia di volontari ad unirsi ai garibaldini tra il maggio e l’ottobre 1860? Quale fu il ruolo dei volontari nelle lotte risorgimentali? In che modo il pensiero mazziniano e i valori del Romanticismo li accomunavano al di là delle loro diverse provenienze regionali e sociali (All. 8-9)?

3. Il problema del pagamento dei garibaldini

Nel terzo passo di questo percorso proponiamo di affrontare il modo in cui furono pagati o in qualche modo ricompensati i garibaldini durante e dopo la conquista del Regno delle Due Sicilie.
È necessario ricordare che essi partirono senza nessuna approvazione formale del governo sabaudo, anzi Cavour era pronto a trattarli come avventurieri fuorilegge se le cose si fossero messe male. Molti di loro, inoltre, per unirsi a Garibaldi avevano disertato dalle file dell’esercito del Regno di Sardegna, dove erano stati inseriti durante la guerra del 1859.
Garibaldi però fece di tutto perché i suoi soldati fossero considerati e trattati come un esercito regolare sia durante la spedizione, come emerge dal racconto di Giuseppe Bandi (All. 10), sia dopo.
A quelli che sbarcarono con Garibaldi a Marsala fu concessa dal Municipio di Palermo la Medaglia commemorativa dei Mille di Marsala. Il 24 ottobre venne consegnata a chi si trovava ancora a Palermo perché ferito o per ragioni di servizio. La distribuzione ufficiale venne fatta a Napoli il 4 novembre in un’atmosfera non certo di festa, dopo che i garibaldini erano stati estromessi dalla gestione della loro vittoria (All. 11).
Solo nel 1865 una legge concesse una pensione di 1000 lire ai reduci, ma solo a quelli che avevano ottenuto la medaglia e solo dopo un’attenta inchiesta informativa su ciascun esponente della spedizione da Quarto. L’elenco definitivo dei 1089 garibaldini che sbarcarono a Marsala fu pubblicato sulla “Gazzetta ufficiale del Regno d'Italia” del 12 novembre 1878. Per tutti gli altri non ci fu nessuna gratificazione né in denaro né in decorazioni, anche se alcuni, come Medici o Cosenz, furono tra gli organizzatori della spedizione e poi tra gli ufficiali di grado più alto.
L’Esercito meridionale fu sciolto l’11 novembre 1860 e la sorte dei volontari fu occasione di molte discussioni e di uno scontro in Parlamento tra Garibaldi e Cavour (All. 12). Alla fine si stabilì che i volontari garibaldini potessero arruolarsi con una ferma biennale nell’Esercito piemontese, oppure chiedere le dimissioni con sei mesi di paga. Gli ufficiali, invece, erano ammessi nei ruoli dell’Esercito, ma dovevano sottoporsi all’esame di una Commissione che ne valutasse i titoli reali. Tra ufficiali sabaudi e garibaldini c’era infatti un attrito che risaliva alla guerra del 1848 e poi ancor più a quella del 1859 (All. 13).
Le decisione governativa portò i soldati garibaldini a dare le dimissioni in massa, mentre solo una parte degli ufficiali accettò l’esame e fu incorporato nell’Esercito. È probabile che chi, come Lavarello, non era nell’Esercito meridionale nel momento del suo scioglimento, in quanto ferito, non abbia potuto godere neppure dei sei mesi di paga previsti.
Il trattamento dell’esercito garibaldino può aprire una serie di quesiti, centrali per la comprensione del Risorgimento e anche degli anni seguenti:
- Perché Garibaldi e il suo esercito facevano tanta paura al governo piemontese, tanto da essere rapidamente sciolti e emarginati?
- Che rapporti esistevano tra Garibaldi, Cavour e Vittorio Emanuele II?
- La vittoria militare di Garibaldi fu anche una vittoria politica?
- La conquista del meridione fu il momento culminante dello scontro presente in tutte le fasi del Risorgimento tra un’ala monarchico-moderata e un’ala democratico-repubblicana. Quale vinse? Che ne fu dei perdenti? Perché Lavarello nelle sue lettere a Loria fa riferimento alla comune fede mazziniana?

4. Dalle biografie ai problemi dell’Italia unita

In questa quarta tappa si utilizzano le biografie di alcuni garibaldini per introdurre alcuni problemi dell’Italia post-unitaria. Altre biografie possono essere prese in esame utilizzando anche il testo di Paolo Brogi, La lunga notte dei Mille, Aliberti Editore, Roma 2011 che ha seguito le vicende dei garibaldini negli anni successivi all’impresa.
Le biografie sono utilizzate come punto di partenza, ma per ciascuno dei problemi che vengono posti è necessaria una ricerca da parte degli studenti sul manuale o su internet. È consigliabile che ciascuna sia affidata a un gruppo di lavoro e che i risultati siano poi riportati nel prodotto di sintesi finale.
Ogni gruppo, inoltre, potrà controllare se il personaggio di cui deve occuparsi ha lasciato tracce nella memoria storica e in che modo. Può farlo per prima cosa vedendo se si trova qualcosa di lui in Internet. Può poi scoprire se appare nella nomenclatura stradale di grandi città (per es. di Milano e di Roma) o almeno del suo luogo d’origine. Questa ricerca permette di riflettere su alcuni problemi:
- Come si conserva la memoria storica collettiva?
- Chi sceglie che cosa ricordare e che cosa dimenticare o addirittura censurare?
- La scelta di dedicare una strada, un monumento o un edificio pubblico a una persona o a un evento può essere contestata o cambiata? Se ne conoscono episodi recenti?
- Dare a una via o a un edificio il nome di una persona o a un evento serve veramente per ricordarlo o presto il nome rimane, ma senza più nessun collegamento con i fatti che si volevano ricordare? È quindi opportuna questa forma di memoria?

a) Menotti e Ricciotti Garibaldi e la continuità del ruolo dei volontari (All.14-15-16)
I due figli di Giuseppe e Anita Garibaldi, appena ne ebbero l’età, accompagnarono il padre nelle sue azioni militari insieme ai volontari che costituivano le truppe agli ordini di Garibaldi.
I volontari furono i veri protagonisti del Risorgimento. Giovani, cresciuti nel culto dei martiri dei moti mazziniani, e meno giovani, con alle spalle lunghi anni di lotte e di esilio, tutti sentivano il dovere di accorrere a dare il loro aiuto dovunque ci fosse la possibilità di lottare per la patria e per la libertà dei popoli. Per questo, non appena Garibaldi faceva capire di voler iniziare una nuova battaglia, arrivavano dall’Italia o dall’estero per combattere con lui. Successe nel 1848 e nel 1849 per la difesa della Repubblica romana, nel 1860 per la conquista del Regno delle Due Sicilie, nel 1862 e nel 1867 per la liberazione di Roma, nel 1866 per la terza guerra d’indipendenza. Nelle guerre di Indipendenza furono inseriti in corpi speciali dell’esercito sabaudo al comando di Garibaldi, ma spesso la loro iniziativa era fuori dai progetti del governo e al limite dell’illegalità.
Dopo l’unità, il patrimonio di idee, esperienze e passioni che avevano mosso i volontari non si disperse nella grigia realtà dell’Italia unita, ma rimase disponibile per nuove battaglie in camicia rossa: nel 1870 in aiuto dei Francesi attaccati dai Prussiani, nel 1897 a Creta insorta contro l’impero ottomano, nel 1912 in Grecia nella guerra italo-turca; nel 1914 nelle Argonne francesi occupate dai tedeschi, prima che l’Italia entrasse nella guerra mondiale.
A partire dallo studio delle biografie dei due fratelli Garibaldi possono essere fatti approfondimenti su temi come questi:
- Quale fu il ruolo dei volontari nel Risorgimento?
- Perché le truppe volontarie riuscivano quasi sempre vittoriose, mentre gli eserciti regolari vennero spesso sconfitti?
- È esistita una continuità del volontariato garibaldino negli anni seguenti all’Unità? In che modo il fascismo se ne poté appropriare? Su quali valori? Con quali differenze? E la Resistenza del ‘43-‘45?
- È esistito nel mondo un volontariato di carattere politico nella seconda metà del Novecento? Esiste oggi in Italia?

b) Gaetano Ferrari e la guerra contro il brigantaggio meridionale (All. 17-18)
Fu uno tra i tanti giovani volontari che si unirono a Garibaldi e rimase garibaldino per la vita. Militare di professione, come molti altri garibaldini che decisero di continuare la carriera militare, si trovò a svolgere il lavoro di repressione del malcontento meridionale che il neonato esercito dell’Italia unita attuò per anni contro il brigantaggio e poi contro la rivolta di Palermo nel settembre 1866. Nelle sue memorie racconta, senza commenti, il comportamento dell’esercito contro i briganti e la popolazione che li sosteneva, ma la sua narrazione dimostra l’orrore per quello a cui è stato costretto a partecipare.
Dalla sua vicenda possono partire approfondimento quali:
- Che cosa è stato il brigantaggio? Come è stato affrontato dallo Stato italiano appena formatosi? Quali conseguenze ha lasciato nelle regioni meridionali e nel rapporto tra nord e sud delle penisola?
- La contrapposizione tra chi afferma che l’unificazione dell’Italia sia stata un male e chi invece la considera un fattore di progresso si è andata accentuando in questi ultimi anni. Tra i primi ci sono non solo antimeridionalisti, ma anche filo borbonici che rivendicano la superiorità del Regno delle Due Sicilie sugli altri stati della penisola italiana prima dell’Unità. Quale sono le diverse tesi di questa contrapposizione?

c) Benedetto Cairoli e i governi di destra e sinistra (All. 19-20)
Insieme a Francesco Crispi, fu il garibaldino che raggiunse il maggior successo politico. Giovane cospiratore e rifugiato politico, si unì a Garibaldi e lo accompagnò in tutte le lotte risorgimentali nelle quali perse tutti e quattro i suoi fratelli. Dopo l’Unità, intraprese la carriera politica che lo portò a diventare primo ministro per tre volte.
La sua vita permette di affrontare alcune questioni centrali dell’Italia post unitaria come:
- Il periodo risorgimentale fu caratterizzato da un continuo contrasto tra monarchici e repubblicani, moderati e democratici. Quale tendenza riuscì vincitrice e perché?
- Quale governo si formò in Italia dopo l’unificazione? Quali furono i suoi obiettivi prioritari e con quale politica li perseguì?
- Con l’avvento della Sinistra al governo nel 1876 quali cambiamenti si ebbero nell’azione dei successivi governi italiani? Quali cambiamenti erano intervenuti nella società italiana ed europea che richiedevano un cambiamento di linea politica? Quali contraddizioni rimasero aperte e quali altre si formarono?
- Perché il patriottismo internazionalista dei garibaldini andò trasformandosi spesso in nazionalismo colonialista?

d) Oreste Baratieri e il colonialismo italiano (All. 21)
Partecipò a tutte le fasi della conquista del meridione da Quarto a Capua e alle altre imprese di Garibaldi fino a Mentana nel 1867. Poi iniziò una carriera militare nell’esercito che lo portò in Africa, nel primo colonialismo italiano. Era al comando delle truppe che si scontrarono con gli etiopi nella battaglia di Adua del 1896, unica sconfitta che gli europei subirono ad opera di eserciti africani.
Dallo studio della vita di Baratieri possono nascere domande come:
- Come un garibaldino come lui poté diventare comandante di truppe coloniali?
- Quale considerazione avevano gli italiani degli africani che li portò a sottovalutare le loro capacità di opporsi alla conquista coloniale?
- Perché oggi la data della battaglia di Adua è festeggiata in Africa, mentre non si ricorda mai in Italia?
- Perché l’Italia iniziò una fase di conquiste coloniali e dove?
- Per quali fasi passò il colonialismo italiano e come finì?
- Quali conseguenze ebbe la conquista coloniale italiana nei paesi conquistati?

e) Giovanni Martini e l’emigrazione (All. 22-23)
Troppo giovane per partecipare alla spedizione dei Mille, ma garibaldino nel 1866 e nel 1867, come molti giovani meridionali del tempo fu costretto a emigrare negli Stati Uniti. Lì si arruolò nell’esercito, anche perché era il modo più semplice per ottenere la cittadinanza statunitense e lui aveva già un’esperienza militare. Fu assegnato al 7° Cavalleggeri, con cui partecipò nel 1876 alla battaglia di Little Big Horn, rimanendone l’unico sopravvissuto. Visse poi a New York fino alla morte nel 1922.
- Quanti furono gli emigrati italiani dall’Unità alla prima guerra mondiale? Da quali regioni partivano e dove si dirigevano?
- Quali furono i fattori principali di un fenomeno così massiccio?
- Quale è stato il processo di inserimento degli italiani negli Stati Uniti dall’Ottocento a oggi?
- Quali conseguenze ha avuto l’emigrazione italiana negli Stati Uniti per le zone di partenza e per quelle di arrivo?

f) Lavarello e Loria e l’economia italiana tra povertà e rapidi arricchimenti (All. 24)
La biografia di Lavarello mostra le difficoltà, per una persona che ha perso un’occupazione sicura, di trovare nuove occasioni di lavoro. Invece Loria riuscì ad accumulare rapidamente una grande ricchezza.
- Da che cosa era caratterizzata l’economia italiana dopo l’Unità? Quali i suoi problemi?
- Quali furono le scelte di politica economica fatte dai governi della destra e della sinistra e quali le conseguenze che ne derivarono?
- Chi erano i ricchi in quegli anni? Chi riuscì ad accumulare grandi fortune e in che modo? Chi invece rimase o divenne sempre più povero?

5. Realizzazione del prodotto finale e metacognizione

Dal punto di vista metodologico queste due attività sono di grande importanza.
La realizzazione finale di un prodotto di sintesi permette di ricostruire il percorso e sistematizzarlo in modo da controllarne la coerenza e la completezza; facilita inoltre la memorizzazione e può essere la base per la valutazione.
La riflessione metacognitiva, infine, ripercorre il lavoro svolto non tanto per vedere le conoscenze apprese, quanto per discutere l’interesse che ha suscitato nelle sue diverse parti, le difficoltà che ha presentato e i modi con cui si è cercato di superarle e infine il rapporto che il tema ha con il presente.

Bibliografia

Storiografia
Paolo BROGI, LA LUNGA NOTTE DEI MILLE Le avventurose vite dei garibaldini dopo la spedizione del '60, Aliberti editore, Roma, 2011

Eva Cecchinato, Camicie rosse I garibaldini dall’Unità alla Grande Guerra, Laterza editore, Roma – Bari, 2007

George Macaulay Trevelyan Garibaldi e i Mille, traduzione a cura di Emma Bice Dobelli, Nicola Zanichelli Editore, 1910, Bologna.

Denis Mack Smith, Garibaldi, Universale Laterza, Bari 1970,

G. Oddo, I Mille di Marsala. Scene rivoluzionarie, Scorza di Nicola, Milano 1863

Paolo Rumiz, Camicie rosse, reportage a puntate su la Repubblica dell’agosto 2010
http://www.repubblica.it/rubriche/camicie-rosse/2010/08/10/news/altro_verso_lombardi-6189197/

Lucio Villari, Bella e perduta. L’Italia del Risorgimento, Laterza, Roma-Bari, 2009

Lettere, memorie e romanzi
G. Cesare Abba Da Quarto al Volturno. Noterelle d’uno dei Mille, Sellerio, Palermo, 2010 (1.a edizione 1880)
http://www.liberliber.it/mediateca/libri/a/abba/da_quarto_al_volturno/pdf/da_qua_p.pdf

Da G.Cesare Abba, Storia dei Mille narrata ai giovanetti, (1904) consultabile per intero in: http://www.liberliber.it/mediateca/libri/a/abba/storia_dei_mille/pdf/storia_p.pdf

Carlo Alianello, L’alfiere, BUR Rizzoli, Milano 2011

Giuseppe Bandi I Mille Da Genova a Capua, pubblicato postumo nel 1903.
http://www.liberliber.it/mediateca/libri/b/bandi/i_mille/pdf/bandi_i_mille.pdf

Luciano Bianciardi, La battaglia soda, Bompiani, Milano, 2003; 1.a edizione Rizzoli 1964

Gaetano Ferrari, Memorie di guerra e di brigantaggio. Diario inedito di un garibaldino (1860-1872), Interlinea Edizioni Novara, Novara 2011

Giuseppe Garibaldi, I Mille L’opera pubblicata nel 1874 è disponibile on-line all’indirizzo:
http://www.liberliber.it/mediateca/libri/g/garibaldi/i_mille/pdf/garibaldi_i_mille.pdf

E. Ghiglione Giulietti ( a cura di) Adelaide Cairoli e i suoi figli: lettere dal 1847 al 1871, Pavia 1960

Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, Feltrinelli, Milano, 2009 (1958)

Alberto Mario La camicia rossa, Edizioni Antilia, Treviso, 2011, (1.a edizione italiana 1870, 1.a edizione inglese The red shirt, 1866)
http://www.liberliber.it/mediateca/libri/m/mario/la_camicia_rossa/pdf/la_cam_p.pdf

Ippolito Nievo, Diario della spedizione dei Mille, Mursia, Milano 2010

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