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Luoghi dell'accoglienza e modelli di inclusione sociale a Milano dall'Unità nazionale ad oggi

"Voéurem 50 ghei al dì!" Le piscinine dallo sciopero del 1902 alla società di mutuo soccorso La Fraterna istituita dall’Unione Femminile Nazionale

La mattina del 23 giugno 1902 la città di Milano fu risvegliata da uno spettacolo molto particolare. Era un giovedì, e le pagine del Corriere della sera del giorno successivo riportavano una notizia sorprendente: «La notizia, che si dava quasi come uno scherzo, è la cosa più seria del mondo: lo sciopero delle piscinine che, per chi lo ignora, sono quelle ragazzine che imparano il mestiere della sarta, della modista, della lavorante in biancheria e della stiratrice».

La difesa dei diritti delle lavoratrici agli inizi del Novecento: l’attività dell’Ufficio di collocamento per il personale femminile di servizio

Il 1° giugno 1905, vede la luce l’Ufficio di collocamento per il personale femminile di servizio, nato da una proposta della Società Umanitaria, attraverso la costituzione di un consorzio fra l’Umanitaria e l’Unione Femminile Nazionale, con lo scopo di dare assistenza alle donne di età compresa tra i quattordici e i cinquantacinque anni arrivate in città per cercare lavoro come domestiche.

Una cartolina da Vienna. Milano in aiuto dei bambini viennesi dopo la prima Guerra Mondiale

La cartolina a cui allude il titolo è una delle tante che il direttore dell’Istituto Derelitti riceve dai piccoli ospiti viennesi che sono stati accolti per qualche tempo nell’istituto durante i primi mesi del 1920. Non si tratta però di uno scambio culturale, simile a quelli che gli studenti sperimentano oggi con grande successo. In questo caso è il Comune di Milano a promuovere una iniziativa di fraternità umana, solidarietà concreta e conforto a bambini viennesi sfiniti dalle privazioni della guerra da poco conclusa, accogliendoli per qualche tempo in Italia, fornendo cibo, cure mediche e istruzione.

La Casa degli Emigranti. Un modello di assistenza per i viandanti della disperazione

La Grande Milano di fine '800 era attraversata da un flusso costante di emigranti temporanei, che dalla campagna si trasferivano in città per lavoro: una massa di migliaia di individui che spesso finivano per bivaccare intorno alla stazione centrale, con tutti i disagi del caso. La Società Umanitaria pose fine a questo stato di cose decidendo di realizzare un padiglione di assistenza chiamato "casa degli emigranti".

Una casa per tutti. I Quartieri operai dell'Umanitaria anticipatori dell'housing sociale

Tre le iniziative più importanti della storia della Società Umanitaria figura sicuramente la costruzione del quartiere operaio di via Solari, progettato da Giovanni Broglio: un intervento a favore delle classi più umili, solitamente in balìa di speculatori e truffatori. Dopo attente disamine e valutazioni da parte del Consiglio Direttivo dell'Ente milanese riguardo una situazione abitativa cittadina a dir poco irregolare (alto affollamento, scarse metrature, assenza di norme igieniche), si decise di intervenire in due zone periferiche: nel 1905-06 nella zona Macello, nel 1908-09 in quella della Rottole (viale Lombardia).

 

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